CARO PATUANELLI, I NUMERI DEL BIO PARLANO DA SOLI

 

Patuanelli dice che il bio fatica ad arrivare sugli scaffali. Le statistiche dicono tutt’altra cosa.

Quelle a nostra disposizione, fornite da Nomisma e ISMEA al Sana di Bologna di quest’anno, dicono che dal 2008 al 2021 in Italia la domanda di prodotti bio è aumentata del 234%, mentre l’export estero addirittura del 671%.

Solo nell’ultimo anno, si è registrato un +5% in Italia e un +11% verso l’estero. Il trend insomma è in crescita.

Le percentuali sono, dunque, inequivocabili: negli anni gli italiani hanno ricercato sempre di più prodotti sani e di qualità, e continuano a farlo. È probabile che Patuanelli non abbia trovato il prodotto bio sugli scaffali a causa di rotture di scorta ovvero di mancanza di prodotto!

Lo stesso vale per gli stranieri, dove all’attrattiva del made in Italy – garanzia di qualità e di eccellenza per i consumatori degli altri paesi – si unisce la salubrità delle produzioni bio. Sempre dai dati Nomisma e ISMEA, peraltro, emerge che i mercati più interessati al bio made in Italy sono la Germania, Scandinavia, Francia, Stati Uniti, Canada, Cina, Regno Unito e altri.

Ancor più interessante è il ruolo del sud, grazie alle sue condizioni microclimatiche.

Infatti, all’avanguardia in questa corsa verso il biologico – che, ricordiamolo, è perfettamente in linea con i principi del Green Deal europeo su uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente e del benessere umano – troviamo il Mezzogiorno.

In testa vi sono Sicilia (13,3%), Calabria (12,4%) e Puglia (11,3%).

Questo vale anche per il vino.

Anche nel settore vitivinicolo si è registrato un aumento esponenziale delle coltivazioni bio, sia a livello mondiale sia a livello nazionale.

A livello mondiale si è passati dai 68.379 ettari coltivati a biologico del 2000 ai 469.179 del 2019 (ISMEA). In Italia, dai 52.273 del 2010 ai 109.423 del 2019: in meno di dieci anni, la superficie viticola coltivata a bio è più che raddoppiata.

E in questo, ancora una volta a farla da padrone è il sud! La Sicilia guida la classifica con 29.669 ettari, seguita dalla Puglia con 15.263 ettari.

Vi cito i dati del vino in particolare perché, come promesso, ho presentato un’interrogazione allo stesso Patuanelli e Speranza

https://www.senato.it/…/18/Sindisp/0/1328700/index.html

È di qualche giorno fa, infatti, la pubblicazione del rapporto della BECA in cui si vuole mettere alla gogna il vino dicendo che qualsiasi consumo di alcol, anche minimo, è nocivo.

Ma non è vero. Sappiamo invece che un consumo moderato di vino, associato alla dieta mediterranea patrimonio dell’UNESCO e a uno stile di vita sano, è benefico per la salute.

Ecco perché Patuanelli, dovrebbe non solo favorire la produzione del biologico anche nell’ambito della vitivinicoltura, ma difenderla anche in Europa.

La forte richiesta di bio, tra l’altro, è confermata anche dalle aspettative dei consumatori. Sempre dai dati presentati al SANA, infatti, emerge che il 64% dei genitori con figli che mangiano nelle mense scolastiche vorrebbe trovare una dieta bio.

Dunque, se per Patuanelli il bio non arriva sugli scaffali, forse, oltre a promettere un miliardo in più, dovrebbe incentivare fortemente il consumo, non solo nelle mense scolastiche e pubbliche. Così come dovrebbe estendere la produzione nelle aree protette e in quelle vulnerabili ai nitrati, e anche in tutte le zone prossime a scuole, ospedali e abitazioni civili nel raggio di almeno un chilometro.

Insomma, si potrebbero fare mille azioni per sfruttare l’appeal del biologico, rispettoso della natura e della salute, sia sul mercato italiano sia verso l’estero.

Sempre che ci sia la volontà politica!

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